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martedì 26 febbraio 2008

SAINT TUKARAM'S POEMS - L'angolo della poesia Saint Tukaram

Vishnu Moreshwar Mahajani was born on 12th November,1851 in Pune.He did his MA from Deccan College, Pune in 1873. His gave lectures on Tukaram on November 15th and16th at Hemantutsav Vyakhanmala, Hindu Union Club, Mumbai. He was chairperson of the Marathi Sahitya Sammelan, Pune in 1907 .Between 1908-18 he translated 900 poems of Tukaram in English . He died on 16th February, 1923. Given below are some of his translations.

1.(Dhanya te sansari)English
All blest are they whose heart with pity grows.
Who left Vaikuntha.their home,to serve mankind;
who slight their person's needs ( it is not myth)
Whose hearts are broad ; Whose lips with honey flow
.

1.(Dhanya te sansari)Italiano
Sono benedetti coloro ai quali il cuore si riempie di pietà;
che hanno lasciato Vaikuntha, la loro dimora per servire l'umanità,
che tralasciano di assecondare i loro bisogni personali (non è un mito)
Che hanno un cuore grande e le labbra di miele
;

2.(Anu raniya thokda)English
Smaller than the smallest atom,
All embracing as the heavens,
Tuka views the world objective -
Name and form as all delusion -
Realising its true nature
Serpant like, he drops his cover,
Far is left the triple range,
Which the soul has just passed o'er
Light the jar of dull clay brightens!
Shining in that light doth Tuka
Live on earth to serve the mankind
.

2.(Anu raniya thokda) Italiano
Più piccolo del più piccolo atomo,
abbraccia tutto come il cielo,
Tuka guarda il mondo degli oggetti,
Nome e foma sono solo delusione,
Realizzando la propria vera natura,
Come un serpente depone la sua pelle,
Tanto indietro sono rimaste le tre sfere (i tre guna e/o i tre mondi)
che l'anima ha sorpassato,
Luccica acceso l'opaco barattolo d'argilla,
Luminoso in quel punto di luce Tuka,
Vivi sulla terra per servire l'umanità
!

3.(Tu maulihun ) English
Thou art more kind than mother dear,
More soothing than the rays of moon
Thy love an ever flowing tide,
Sinks deeper than a common stream
I know of none that equals Thee -
Thou best of all immortal Gods
I wave my name above Thy head,
And part it at thy holy feet.
Ah! Sweeter than sweetest things,
And migheir than all the elements,
Those rulest O'er the Universe,
And seest that it goes all right,
In silence do I lay my head
upon thy feet , and pray "Forgive"

3.(Tu maulihun ) Italiano
Tu sei più caro della mia cara madre,
più pacificante dei raggi di luna.
Il Tuo amore, una marea inarrestabile,
fa affondare più profondamente di un normale fiume.
Nulla di quello che conosco Ti eguaglia,
tu, il migliore degli Dei Immortali.
Sventolo il mio nome sulla Tua testa,
e lo accomuno ai Tuoi santi piedi.
Ah! Più dolce di tutte le cose dolci,
e più potente dei cinque elementi,
che regnano su tutto l'universo.
Vedi che tutto va per il verso giusto,
In silenzio pongo la mia testa sui Tuoi piedi e chiedo "perdono"

4.(Taruvar beejapoti) English
All men are to me God like Gods!
I see no vice no faults in them
Now happy in my life on earth
The hearts content is won great gain !
The face and its reflection true
Seems different thought they are one,
For when a stream ocean joins
It is no more distinct stream!

4.(Taruvar beejapoti) Italiano
Tutti gli uomini sono come Dio per me!
Non vedo vizi nè colpe in loro.
Adesso è felice la mia vita sulla terra.
Il cuore è pieno, grande vittoria!
Il volto e il suo reflesso davvero sembrano differenti, sebbene siano uno.

Quando un fiume si unisce all'oceano cessa di essere un fiume!

5.( Sakal hee majhi)English
None see me off. Let those go home who will
Receive this blessing from a loosing heart
Let righteous deed secure you all good weal
Ye brought me up and gave me to one
who will not give you cause for anxious thoughts
I must now walk with my dear Lord of Life
Whom have I followed with inborn love.
If your love for me I give free scope
'T will cause delay.Be calm,allay your grief
who take each other by the hand secure
full purpose of this life --- as Laws assert
we part for good;reserve for talk the past.

5.( Sakal hee majhi) Italiano
Nessuno mi accompagna (alla partenza).
Lascia tornare a casa coloro i quali riceveranno questa benedizione da un cuore che si scioglie.
Lascia che le rette azioni vi proteggano dalle buone piaghe
Mi hai fatto crescere e mi hai dato a uno che non da a causa di ansia e preoccupazione;
Adesso devo camminare con il mio amato Signore della Vita, che ho seguito con intimo amore.
Se mi ami, ti darò un libero intento, che ti porterà ritardo.
Ma stai calmo,
allevia la tua tristezza,
chi si prende per mano si assicura il vero scopo della vita
--- come dice la Legge, distribuiamo il bene e lasciamo il passato alle vane parole.

sabato 23 febbraio 2008

APRI LA TUA MENTE

La presentazione che postiamo di seguito è molto ben fatta e suggerisce che per cambiare bisogna prima accettare che un qualche cambiamento sia possibile, così...

martedì 22 gennaio 2008

Oltre il minaccioso vuoto del corpo causale


Oltre il minaccioso vuoto del corpo causale

Avendo lasciato alle spalle l’identificazione con il corpo fisico, il viaggiatore può avventurarsi nei reami astrali, la cui natura è molto simile a quella dei sogni.
I reami astrali non hanno grande attrattiva per i veri cercatori, perché sono ancora imbibiti delle limitazioni dell’io individuale.
Ira, desiderio sessuale, paura, morte, sono presenti insieme a ogni sorte di soddisfacimento dei bisogni egoici, e vengono avvertiti soggettivamente anche con maggiore intensità rispetto al piano grossolano.
Chi non è interessato a potere, ricchezza o a soddisfare i propri sensi (questa volta quelli sottili), rigetterà le insistenti offerte di esperienze in quanto tali.
L’esperienza è infatti un evento che riguarda l’ego e i suoi sensi;
La nostra vera natura è interessata all’esperienza quanto può esserlo un leone nei confronti di un’insalata.
I confini del piano astrale hanno un aspetto molto rarefatto e questo aspetto può fuorviare molti cercatori.
Tanti, avvicinandosi al confine con il piano causale fanno dietro-front pensando che oltre non c’è più nulla. Ma è proprio questo nulla che va indagato per trovare noi stessi.
Chi attraversa l’abisso del finto nulla si troverà di fronte ad uno smisurato muro che si estende in maniera indefinita da destra a sinistra e dal cielo alla terra.
Questo muro appare ad una osservazione attenta, fatto di semi e va superato.
Se si concentra l’attenzione su di un seme esso germoglia e da vita ad un mondo che tenta di intrappolarci e catapultarci indietro nella manifestazione esteriore.
Il maestro Siddharameshwar Maharaji ci descrive di seguito le caratteristiche del corpo causale e come superarlo:

“Il corpo causale è costituito di Oblio (forgetfulness n.d.t.). Persino il fatto di esistere come persone va dimenticato”

“Dopo essersi stabilizzati nel buio del corpo causale e avere raggiunto una posizione stabile, si sente una debole voce che dice: Io sono il testimone di questa ignoranza”

Il ritrovare questo testimone nel buio dei semi non germinati, apre un varco nel muro dei semi, lasciando passare la devastante forza dell’io ritrovato.
E' questo il confine con l'anandamaya kosha, ovvero il corpo di beatitudine.

A proposito degli ostacoli verso la dimenticanza di sé Siddharameshwar dice:

“Noi non desideriamo essere senza forma, senza sensazioni o essere vasti e dispersi nel tutto. Presumiamo che diventare così sia la morte.”
Ma il seme che non muore non può germinare e dare frutto...

sabato 19 gennaio 2008

L'asse della vita sulla terra


COMPLEMENTARIETA’ ROSSO-VERDE

Il monosillabo sacro OM è composto dei tre matra A, U, ed M.


Pronunciato nel verso A – U – M simboleggia il viaggio dell’uomo verso l’immanifesto e il suo principio generatore.

Pronunciato nel verso M – U – A simboleggia il dispiegarsi della manifestazione e, riferito all’uomo il rivestimento del sé immortale e trascendente di un corpo causale, sottile e grossolano.

L’intero Lila (cosmico gioco divino) può essere descritto come un loop (ripetizione ciclica) palindromico del Bija mantra Om.


M – U – A– U – M è la grande notte;


A – U – M – U - A è il grande giorno;


Otteniamo quindi la sequenza:


A - U - M – U – A– U – M – U – A– U – M – U – A– U – M – U – A– U – M ad libitum.

In questo simbolo sono riconoscibili una parte centrale manifestata e le due emme laterali che si riferiscono al principio trascendente.

M – U – A– U – M

M simboleggia la vita, principio non manifesto di ogni vivente.

U – A– U simboleggia la creazione ovvero la vita che si ricopre di nomi e forme.

Uau o Waw ha, in arabo ed in ebraico, il valore di 6 ed è il numero centrale della creazione;il suo colore è il rosso ed è in stretta complementarietà con il verde della Mim (M, valore 40) .

L’asse verde – rosso (6-40) è l’asse della vita (sulla terra). La vita sulla terra infatti si esprime principalmente attraverso gli esseri vegetali (i verdi) ed animali (i rossi).

A tal proposito ricordiamo che Adam (il primo uomo nella Genesi) significa "il rosso".

sabato 12 gennaio 2008

L'angolo dei bambini: La leggenda di Colapesce

Inseriamo oggi la meravigliosa leggenda di Colapesce, così come l'ho ascoltata da bambino dai racconti degli anziani. Alcuni termini sono volutamente in dialetto siciliano, tradotti in italiano quando serve. Siamo sicuri che ogni bambino, persino quello nascosto dentro il cuore degli adulti, possa fantasticare su questa storia di mare e di amore.

LA STORIA DI COLAPISCI

Cera na vota, in un paisinu vicinu allu strittu di Missina un poviru piscaturi.
Stù piscaturi avia un figghiu ca si chiamava Nicola.
Nicola viveva insieme alla sua famigghia in una baracca di legno che si reggeva a stento sulle ciache (sassi tondi) della spiaggia, ed era così povero che non aveva neanche un cognome.
In paese lo conoscevano tutti come “Cola, u figgi ru piscatori” ma ben presto cominciarono a chiamarlo Cola-pisci, perché fin dalla più tenera infanzia cercava l’acqua ru’ mari proprio come fa un pesce.
Sua matre, povera donna, aveva anche altri figli a cui badare, e siccome l’unico modo per farlo stare quieto era quello di metterlo in acqua, lei ce lo metteva! Eccome se ce lo metteva.
Cola, figghiuzzo mio, stava ammollo all’acqua ra matina n’fino a’’ sira, quando suo patre si arricoglieva (ritornava) a casa e si preparava per la notte di pesca.
Ma pesce ne portava a casa sempre troppo poco. Bastava appena per sfamare la famiglia e per comprare quattro stracci per coprirsi con dignità.
La dignità era l’unica cosa che non mancava a casa di Cola, e suo patri ci dicia sempri alla sira “ fighiu miu, u Signori ti Binirìci, arricordati ca manu chi’duna un pinnia mai” (Figlio mio, il Signore ti benedica, ricordati che la mano che da non dovrà mai soffrire la miseria).
I bambini del paese gli volevano bene e lo ammiravano perché era quello che nuotava più forte di tutti, e se c’era da recuperare un’ancora ‘mpigliata o un oggetto caduto in mare si chiamava un solo nome: Colapisci.
Ma quando si fici picciuttieddru (ragazzino) un u vitti chiu nuddru (nessuno lo vedeva più in giro).
Certe volte un’sarricampava mancu pi ‘manciari (non tornava neanche per la cena) e sua matri chianciva (piangeva) e rivolgendosi alla Vergine Santissima chiedeva la grazia per Nicola.
“ Vergine Santissima, tu che lo sai cosa significa avere un figghiu speciali (un figlio fuori dalla norma) fammi la grazia di vedere il mio Nicola con i piedi per terra, facci attruvari una bella picciotta ca ci voli beni e facci passari sta malatia (fallo guarire dalla passione per il mare).
Ma Nicola i piedi per terra ce li teneva ben poco, quando non era in mare da solo accompagnava il padre a pescare.
Si, perchè suo patre si era accorto che quando c’era Nicola il pesce non mancava mai.
Anche quando c’era burrasca o sciusciava u scirocco (soffiava il vento di scirocco) le reti si riempivano.
Quando erano alla larga (al largo) lontano dalle altre varche, Cola si abbassava colla facci vicina all’acqua e ci faceva la preghiera ai pisci; e i pesci lo ascoltavano sempre.
La felicità di suo patri finiva presto picchì Cola ci faceva pigghiari solo chiddru ca sirvìa e u restu l’avia a ghittari a’mmari. (prendeva solo il necessario e obbligava suo padre a ributtare in mare il resto).
So patri ciancìa mutu e giarnu comu un linzolu (piangeva in silenzio, pallido come un lenzuolo) e na so testa pinsava (e si chiedeva tra se e se) “qu stu pisci, ni putissimo arrisorbiri n’antìcchia”
(con quel pesce, buttato in mare, avremmo potuto migliorare un po’ la nostra situazione economica), ma Cola lo guardava teneramente non come fa un figghiu, ma come fa un patri o un nannu (nonno) e arrispondeva così: Non abbiamo più patito la fame e il mare ci da in abbondanza.
Ora non dobbiamo offendere la Provvidenza prendendo di più di quello che ci serve.
Certe volte Nicola sinni fuiva (scappava) e nessuno lo vedeva per giorni e giorni, e quando tornava si teneva la bocca cuscuta (cucita) con tutti tranne che con sua madre. Perché solo lei poteva credere, per amore, alle storie fantastiche che lui raccontava.
Qualcuno diceva che dopo avere tagliato c'un cutieddu la panza di un tonno viaggiava dentro il pesce fino ai mari lontani, certe volte andava in posti dove il sole non scendeva mai sotto l’orizzonte. Posti freddissimi dove l’acqua è agghiacciata. Ma andava anche in posti caldi con i pesci di tutti li culura.
Sua madre lo ascoltava in silenzio e, nonostante l’insistenza delle comari del paese, restava zitta e muta.
Un giorno di primavera il re venne a passare da quelle parti con la sua bellissima figghia, e mentre si apparecchiavano tavole piene di ogni pesce che vive nel mare qualcuno gli raccontò la storia di Colapisci.
La figghia del re, che era presente, appena sintuta questa storia, non potti più dormiri. Una putenti febbri d’amuri la pigghiò per Colpisci che aveva sintuto sulu nominari.
La notti si girava nel suo lettu a baldacchinu e gridava "Colapiiiiiscciii".
Il re temette per la sorti della principessa e dopo avere interpellato gli scienziati e i parrini (preti) decise di andare con la sua nave a cercare questo Colapesce.
Il re era curioso di incontrarlo, ma non credeva a una sola parola delle leggende di fuoco sotto il mare, di mostri marini e soprattutto di un uomo che parlava coi pesci.
Arrivò il giorno in cui la nave del re si fermo nel porticello. Aspettarono un giorno e una notte prima che Colapesce facesse ritorno, ma la principessa avrevve aspettato pure 10 anni.
Quando qualcuno gridò tutti guardarono verso il mare Colapesce che si avvicinava a cavallo di un delfino.
Il re, senza troppe cerimonie gli disse: “E’ vero che tu conosci il fondo del mare” Sì sua maestà
“E’ vero che conosci la lingua dei pesci” Si sua maestà.
“E’ vero che c’è il fuoco in fondo al mare” Si sua maestà, rispose Colapesce, in fondo al mare proprio a metà esatta tra Scilla e Cariddi, c’è una grotta grandissima da cui esce un fiume di fuoco.
Il re chiese se fosse mai entrato nella grotta. E Colapesce raccontò di due mostri marini terribili che stavano a guardia dell’ingresso. “Nessuno può entrare in quella grotta senza il permesso” continuò il giovane.
“Ma io sono il re e comando dal cielo infino al fondo del mare” rispose il re.
Così decise di mettere alla prova Colapesce dicendo:
“Se quello che dici e vero non avrai difficoltà a recuperare il mio anello” e così dicendo lancio il suo anello regale dove l’acqua era nivura (nera) come il carboni (per la profondità).
Se me lo porterai indietro, di darò sette chili d’oro, ma se non lo porterai ti farò tagliare la testa.
Colpisci fece un sorriso, poi scese sotto il mare e dopo una menzurata bona (una buona mezzora) tornò con l’anello.
Appena niscìu da sutta lu mari (torno dal fondo del mare), Colpisci vitti na’visioni (gli parve di avere una visione). Si trovò davanti la più bella creatura di tutta la terra e di tutto il mare.
Era la figghia del re.
I due picciotti appena si guardarono si innamorarono perdutamente e Colapesce decise che avrebbe fatto qualsiasi cosa per accontentare i suoi desideri.
La figghia del re ci disse: “Colpisci se tu mi porti il fuoco che stà sotto il mare, io ti do un bacio” E allora Colapesce si immerse nelle profondità marine verso la grotta scura.
Davanti alla grotta i due mosti guardiani gli chiesero “chi sei tu, che ti avvicini così tranquillo a questo luogo pericoloso dove pochi arrivano e nessuno ritorna?”
“Sono Colpisci” rispose il picciotto, “u figghiu ru’ piscatori”
E i due mostri, spostandosi dall’entrata della caverna gli risposero “Allora po’trasiri” (puoi entrare)”.
Colpisci si avvicinò appena all’ingresso della caverna e vide un fiume di lava incandescente che trabboccava dall’apertura. Poi accese in quel fuoco una canna di ferla (Ferula sp.) che si era portata per dimostrare alla sua amata di avere raggiunto il fuoco.
Ritornato in superficie alzò il braccio e mostrò a tutti la canna bruciata che stringeva nella mano china ri’ papule (con le vesciche dovute alle ustioni).
Ma il re si ingelosì e non voleva che quest’amore tra Colpisci e sua figghia continuasse. Allora gli tese un tranello. Gli disse “Ora Colpisci, butto il mio calice d’oro nel fondo del mare, se tu mi porti, dentro questo calice, il fuoco che c’è dentro la caverna, allora di darò la mano della mia figghia”.
Gli occhi di Colapesce si fecero tristi, perché nessuno poteva resistere al fuoco della caverna senza bruciarsi completamente. Ma l’amore per la principessa era più forti, così Colpisci tornò nel fondo del mare e trovo il calice d’oro.
Dopo avere preso un lungo respiro guardò per l’ultima volta la principessa e si immerse nelle profondità del mare.
Tutti lo aspettarono fino alla sera ma poi capirono che non sarebbe più tornato a galla.
Qualcuno dice che, entrato nella caverna si accorse che la Sicilia si teneva sopra tre colonne.
Ma una di quelle colonne era mangiata dal fuoco, e lui si sarebbe messo a tenere il peso al posto di quella colonna.
Altri dicono che si infilò nella pancia di un pesce e se ne andò in giro per il mondo tenendo nel cuore l’amore impossibile della principessa.
Certu è che nessuno mai fu come Colpisci, menzu omu e menzu pisci.


In rete è presente un sito molto ben fatto, dedicato interamente a questa leggenda. Se ne possono trovare alcune decine di versioni. L'indirizzo è il seguente:
http://www.colapisci.it/

domenica 6 gennaio 2008

Vocazione





VOCAZIONE

Ti abbiamo tenuto per 40 ore nella caverna del drago affinché potessi scoprire la tua vocazione.
Nella caverna, il suo alito ti ha protetto dal freddo e la sua voce non ha mai smesso di cantare. Ricorda la tua vera voce, ricorda la voce del drago.
Per far questo devi prima ricordare la nota che fa vibrare ogni fibra del tuo essere, quella che ti dona la pace e che nulla chiede in cambio.
Quella nota è la tua vocazione (porgi attenzione al significato delle parole) e con essa dovrai parlare, cantare, urlare di gioia e di dolore.
Quella nota ti accompagnerà nei sogni e nel silenzio del deserto.
Quella nota ti farà conoscere le cose di questo mondo e di quell’altro.
Ma adesso porgi orecchio perché a pochi abbiamo svelato questo segreto.
La tua vocazione è l’atto sacrificale, che renderà santa la tua vita.
Se resti intonato non avrai più bisogno di abluzioni purificatrici.
E quando avrai sospeso ogni sforzo, potrai cantare con la voce del drago.
Ricorda la tua vera voce, ricorda la voce del drago.



Abbiamo inserito questo brano perchè, a nostro parere, si "intona" con il tema del viaggio iniziatico attraverso il suono-parola.
In questa breve composizione però vengono introdotti temi importantissimi che saranno ampiamente approfonditi in seguito:
- il sacro e il profano;
- la vocazione personale;
- la funzione escatologica del canto-ascolto;
- la vita e il mondo come canto;
- la voce del drago;
Ogni essere umano è uno strumento musicale che può produrre tutte le note, ma quando trova la sua nota personale scopre di essere come un flauto di canna, con un solo foro.
Come un fischietto d'osso, è solo il resto di un cadavere se non fosse per l'alivo vivificatrice che lo fa vibrare.
Da quella vibrazione produrrà la sua nota, la sola reale; e da questa, per un gioco di specchi, si produrranno, dapprima le note amiche, poi tutte le altre.
Ma per compiere il suo destino dovrà ancora percorrere molta strada: dovrà suonare la sua nota nel mondo per renderlo sacro.
Solo allora potrà improvvisamente suonare contemporaneamente tutti i flauti e incarnare la voce del drago.
La voce del drago è la voce inalterata della coscenza che risuona nelle sfere celesti.

giovedì 3 gennaio 2008

L'angolo della poesia: Gurbani


Questa poesia l'abbiamo scelta perchè rappresenta un bel dialogo tra il devoto e il suo Signore.

A testimonanzia che le preghiere sincere e tracolme d'amore non restano inascoltate.


DICE IL SIGNORE


Dice il Signore: “tu sei il Mio prediletto!!”
volevi stare nell’ozio e ti ho dato l’attività,
volevi essere compiaciuto dalla gente e ti ho dato il loro disprezzo,
volevi la loro attenzione e ti ho fatto passare inosservato,
volevi la sicurezza e ti ho fatto perseguitare;
ti cucino a fuoco lento finchè diventerai come la cenere;
ti lascio bere mille volte dalle due coppe
e mille volte ancora per farti capire.

Signore dei vortici e dei turbini, abbi pietà di me!
Un solo bicchiere un solo respiro!
Signore della pioggia e del fulmine,
lasciami solo sentire ancora il Tuo dolce Nome,
in quel solo bicchiere e in quel solo respiro.

Rinuncia alle storture e segui Me!
Mantieni il mio segno sul tuo corpo.
Quell’ardore che lacera e brucia,
è anche il balsamo che cura.
E’ il sigillo di conferma che fa di te il mio pugno e le mie labbra.


Da "il piccolo gioiello rosso" di Gurbani, pag 37

L'angolo della poesia: Sheik Ahmadou Bamba



ALLAHU MIN KULLI KARIMI


di Sheikh Ahmadou Bamba, fondatore della Tariqa Mouridia del Senegal




A,L,M, Questa è la Via e non Disputare.
Allah è il più generoso dei generosi,
chi si dirige verso Lui viene elevato e benedetto;
Sottometti a Lui tutto te stesso con fede,
barricati nel fare il bene nel nome del Misericordioso.
Indirizzati a Lui con gratitudine e non rifiutarlo,
e così facendo eviterai il processo finale e i fuochi.


Titolo: A,L,M, Inna ma As sabilu wa la tu giadilu (A,L,M, Segui la Via e non disputare). L’autore ha scelto la parola sabilu (Via) che esprime più profondamente un senso simbolico piuttosto che quello già possibile nella parola tariqa (che può essere anche la strada fisica). Inoltre il termine Via comprende l’intero percorso ed è quindi più estensivo di Tariqa. Il significato della parola Via e quì completamente sovrapponibile a quello di Tao.


Una traduzione più letterale del termine giadal (argomento) sarebbe: Segui la via e non argomentare.


Abbiamo preferito “non disputare" perche rende meglio il senso del seguire con disciplina e completo affidamento. Lo studente (murid) sarà così "sadiku", ovvero nella Retta Via.


Il termine sadiku è estremamente vicino al termine indiano sadaka che indica cului il quale intraprende una disciplina spirituale.
Il titolo puo essere scomposto in tre parti:

Tavola delle corrispondenze

A,l,m, 1° Abiat Hizb 1-20
Innama As Sabilu 2° Abiat Hizb 21-40
Wa la tu giadilu 3° Abiat Hizb41-60

Le tre parti del titolo riassumono innanzitutto i tre versetti di cui è composta la qasida i quali, a loro volta riassumono ognuno un terzo del Corano.
Se consideriamo il Corano formato da tre parti ciascuna di 20 hizb o sezioni vedremo che le tre parti che costituiscono il titolo della Qasida citano testualmente la parte iniziale dei versetti iniziali del primo, quarantunesimo e sessantunesimo hizb. A,l,m, è l’inizio del primo hizb, sura 2 Ayat 1. Troviamo “Innama As-sabilu” nel 21° hizb, sura 9 ayat 92 e “wa la tu giadilu” nel 61° hizb, sura 29 ayat 45.


La frase risultante è una meravigliosa esortazione a seguire la retta Via, quella “siratu l’ mustaqim” della sura aprente Fatiha.
La qasida in se rappresenta quindi un concentrato del santo Corano.

Questo metodo operativo del Kadim Rasulu (il Servitore del Profeta s.a.s) è presente in tutte le sue opere; Sheikh Ahmadou Bamba prende lo spunto da un versetto Coranico o da alcune parole di questo per comporre un intero poema.
I contenuti del poema sono sempre riferiti all’insegnamento Coranico e il poema costituisce nel contempo una esegesi e un approfondimento del contenuto stesso. Egli stesso diceva che uno dei suoi compiti di Guida spirituale consisteva nel rendere più facilmente assimilabile la dottrina islamica fornendo un “cibo” (per l’anima) cotto e più digeribile.

Tavola dei riferimenti

A,l,m, (71) Sura 2, Ayat 171
Innama As Sabilu (465) Sura 9, Ayat 92
Wa la tu giadilu (482) Sura 29, Ayat 45


Nella seconda parte del primo abiat il termine takarramu può significare sia venerazione che elevazione (con la conseguente grazia). Nel secondo Abiat il termine lazama può essere tradotto come “aggrappati” (alla via della retta azione)” oppure più letteralmente “bàrricati nel fare il bene”.


Il senso del discorso è che fare il bene costituisce già di per se uno scudo e una protezione per il credente. Facendo del bene in maniera sincera il credente sara quindi il primo a beneficiarne.
Il bene viene fatto in perfetta umiltà “in nome del Misericordioso”. Il merito va tutto al Signore della Misericordia che rende possibile tutto questo.
Il nome di Allah viene ripetuto 3 volte (2 nel primo e 1 nel secondo abiat)
Nel secondo verso sono contenute 3 triplette che sintetizzano tutto il percorso spirituale del fedele. In particolare sono contenute le parole
IMAN –IISLAM IH°SAN ovvero “, la costruzione della fede, l’abbandono nelle mani di Dio e il perfezionamento.
Una volta Sheikh Ahmadou Bamba mostrò una corrispondenza tra le diacritiche fathah, dammah e shukun e i tre tipi spirituali: ben orientati, confusi e negatori. Segnaliamo la perfetta corrispondenza con i tipi pneumatici, psichici e ilici e, nella dottrina brahmanica dei tipi sattvici, rajasici e tamasici.
Nel terzo ed ultimo abiat sono presenti due triplette contigue composte dalle lettere:
Shin-kaf-ra kaf-fa-ra
Sono possibili più di una interpretazione: Una interpretazione essoterica vedrebbe la contrapposizione tra la “Gratitudine” dei credenti e il “rifiuto” dei miscredenti. Infatti il termine “shukr” significa anche grazie e gratitudine mentre le lettere kaf-fa-ra sono la radice del termine “negatori” e “miscredenti”. In ogni caso esiste una polarità tra un aspetto positivo ed uno negativo.
L’interpretazione esoterica vede invece risolta questa illusoria opposizione facendo riferimento al pranzo sacro dei Ravvicinati (muqarrabin).
Questi hanno superato i limiti della propria individualità e mangiano di un cibo e bevono di una bevanda sconosciuta agli altri uomini e che può essere descritta solo simbolicamente.
Questo cibo e questa bevanda sono più dolci del miele e dello zucchero (non è casuale la vicinanza fonetica tra l’arabo sukr e l’italiano zucchero). Entrambi, sono imputrescibili e come la canfora (kaf-fa-ra) passano allo stato solido a quello gassoso saltando il gradino intermedio del liquido. Più esattamente si trasformano in essenza o profumo (simbolo di una realtà principiale).
Il cibo e la bevanda sono sacri e sacralizzano chi li consuma trasformandoli in esseri immortali. In conclusione quella che sembrava una opposizione irrisolvibile viene ad un certo punto ad essere superata e i due termini da opposti diventano complementari, come sono complementari in un pasto il cibo e la bevanda Segnaliamo a titolo di esempio alcuni sviluppi a cui può portare un’analisi attenta del testo con un approfondimento gematrico:
le prime tre lettere del titolo (alif, lam, mim) danno 71, che sommato alle
le ultime tre lettere del titolo danno (lam waw, alif) 37 = 108.
E’ bello notare che 108 equivale alla parola Haqq (ha, qaf) e quba (qaf, waw, ba) che significano Verità e cupola. Inoltre 37 X 3 da 111 che equivale alle parole qutb (qaf,ta,ba) e alif (alif,lam, fa) che sono il polo e la prima lettera dell’alfabeto. Segnaliamo infine che 108 ovvero 9 x 12 sono i grani dei rosari indù.
Concluderemo le nostre considerazioni con un commento all’ultima parola della poesia ovvero “i fuochi”.


Sheikh Ahmadou Bamba fa riferimento al fuoco dell’inferno ma usa il plurale per suggerire che chi si oppone alla volontà divina comincerà a vivere l’inferno già in questo mondo per poi continuare nell’altro. Parimenti chi accetterà la volontà divina comincerà a gustare le gioie del paradiso in questo mondo per poi continuare nell’altro. E’ un insegnamento che enfatizza molto l’attimo e il presente .

L'Orgasmo Cosmico


L'ORGASMO COSMICO


Pochi riescono semplicemente a immaginare che possa esistere un orgasmo privo di desiderio sessuale e persino di eccitazione fisica.

Purtroppo l'essere umano si è così abbrutito da limitare del 99,9 % persino il campo delle proprie esperienze sensibili. Proprio quello dove si è dedicato maggiormente.

E' questo il paradosso noto con il mito di Laxmi.

Si dice che la dea Laxmi (che simboleggia il soddisfacimento di tutti i bisogni) sfugga da chi la cerchi e diventi la serva di chi la snobba.

Così, chi diventa schiavo e succube del desiderio sessuale avrà sempre più difficoltà a raggiungere la soddisfazione, che invece si offrirà abbondante in chi ha ottenuto un sufficiente distacco.

Quando il livello di consapevolezza si innalza, si realizza che eccitazione fisica, desiderio sessuale e orgasmo sono esperienze completamente diverse che possono presentarsi contemporaneamente, in successione o in modo completamente autonomo.

In realtà questi tre fenomeni hanno origine diversa e potenzialità diverse per lo sviluppo della coscienza. Esaminiamoli con attenzione.

L'eccitazione fisica può essere attivata anche dal desiderio sessuale, ma in realtà è il frutto di una esuberanza di soffio vitale.

Quando il soffio vitale è particolarmente forte attiva il sistema simpatico come una frusta fa con una muta di cani.

E' il caso, per esempio delle prime ore del mattino in cui il soffio vitale ha una vergenza per riportare l'attenzione dallo stato di sonno profondo a quello di sogno e, infine, a quello di veglia.

La sostanza reticolare presente nel sistema nervoso viene attivata e questa procede a stimolare il sistema nervoso vegetativo (simpatico) con un incremento del livello di adrenalina.

Gli uomini sperimentano spesso una erezione mattutina non dovuta nè ad alcuno stimolo fisico nè ad alcun desiderio sessuale.

L'erezione fisica si può ottenere anche indirizzando volontariamente l'energia vitale al centro svadisthana, o come riflesso di un onda di energia che attraversa l'intero campo di coscienza attivando anche il centro vicino ai genitali.

In tutti i suddetti casi l'esperienza dell'eccitazione fisica non è di natura sessuale.

Esaminiamo adesso il desiderio sessuale.

Il desiderio è in sè una forma di assoggettamento dell'individuo che lo degrada e lo riduce in catene. Desiderare significa letteralmente deviare dal sentiero celeste (de-sidereo).

Chi desidera non possiede l'oggetto dei suoi desideri ed è dunque in uno stato di miseria.

Si dovrebbe pertanto ridurre il più possibile questo stato nocivo per la salute, l'equilibrio e la crescita umana.

Concludiamo l'analisi parlando dell'orgasmo non in quanto esperienza ma come uno stato di coscienza.
L'orgasmo viene vissuto dalla maggior parte delle persone come l'apice di un incontro sessuale; un evento rigeneratore e portatore di gioia anche se di durata molto breve.

Una signora inglese che provava orgasmi frequentissimi è stata considerata "affetta da una strana patologia", malata quindi da sottoporre a cure.

Nessuno dice che l'orgasmo è una modalità dell'esistenza umana. Una modalità di conoscenza e di unione con tutte le cose e con il cosmo.

Esiste quindi un secondo tipo di orgasmo, non legato all'atto sessuale, ma simile per alcuni aspetti al primo. Soprattutto per l'esperienza di appagamento, beatitudine e unione che si prova.

In questo caso l'orgasmo puo essere o meno accompagnato da eccitatione fisica ma certamente non da desiderio sessuale.

Nasce come un approfondimento dello stato di coscenza che dapprima si raccoglie all'interno e poi, raggiunto un punto di stabilità, può restare in se o guardare attraverso i sensi.

Abbiamo spiegato in un post precedente che l'essere umano possiede varie modalità di esistenza. Queste modalità di esistenza sono state simbolicamente rappresentate anche con il nome di Chakra o di Sefiroth.

Quando il punto di unione dell'"Io sono" con il soffio vitale avviene in un piano determinato il mondo ci apparirà come un enorme orgasmo in cui il soggetto proverà una beatitudine simile all'orgasmo sessuale quando avrà esperienza degli oggetti.

A differenza dall'orgasmo sessuale questo stato di coscienza non è limitato ad un momento brevissimo e fuggevole ma dilatato a misura della volontà di mettersi in comunione con il mondo.

Questa è la seconda differenza con l'orgasmo sessuale.

Mentre nella conoscenza degli oggetti attraverso i sensi il soggetto entra pochissimo in comunione con l'oggetto, la conoscenza orgasmica prevede un livello di comunione molto alta.

In realtà soggetto e oggetto si fondono parzialmente e l'orgasmo è il prodotto di questa "conoscenza".

L'essere umano riesce a provare orgasmo solo attraverso l'atto sessuale con un altro essere umano mentre la conoscenza orgasmica si estende a qualsiasi aspetto della creazione.

I grandi iniziati considerano questa forma di conoscenza pericolosa perchè l'attivazione dell'energia sessuale o il soffermarsi della coscenza nel "piano orgasmico" può portare alla follia chi non si è liberato dagli attaccamenti ed è ancora schiavo dei sensi.

Molti grandi mistici non hanno parlato di queste loro esperienze perchè erano certi che sarebbero stati fraintesi e perchè non volevano rischiare di fuorviare nessuno.

In effetti quanti riescono a pensare ad un orgasmo casto e virginale?

Quanti riescono ad assaporare la dolce presenza della soddisfazione totale contemplando un fiore o una tenda?

L'ultimo aspetto che vorremmo precisare è che, mentre nell'orgasmo sessuale si emette il fluido vitale all'apice dell'esperienza, l'orgasmo cosmico è asciutto, e non prevede alcuna emissione di fluido vitale.

La conseguenza è che il bilancio totale è negativo nel primo caso e positivo nel secondo.

Il fluido vitale, qualora risparmiato, può in seguito essere sublimato in forme più sottili di energia.

L'atto sessuale "comune", anche quando è accompagnato da amore profondo, è un'attività in netta perdita. Si perde accendendo e nutrendo il desiderio, e poi, al momento di raccogliere i frutti, si stringe un solo istante di unione orgasmica concludendo con l'inutile spreco del fluido vitale.

Quando l'essere umano impara a controllare le proprie funzioni può optare per un tipo di unione in cui non c'è desiderio, ma solo un lungo e profondo orgasmo che lascia completi ed appagati senza richiedere alcuno spreco di fluido vitale e che non richiede esclusivamente una partner umana. Ricordiamo che esiste una netta differenza tra esperienza e stato di coscienza.

Nella prima il soggetto resta pressocchè immodificato nel secondo caso il sogetto si trasforma.

Quello che vorremmo tentare di spiegare quì è che è possibile per l'essere umano cogliere l'essenza delle cose attraverso una modalità alla volta.

Ogni forma di conoscenza prevede una parziale unione di soggetto e oggetto.

Anche nella conoscenza sensoriale, (che la più limitata tra quelle a nostra disposizione) avviene una seppur minima unione, allorchè, per esempio odoriamo una spezia e le particelle di spezia penetrano nella nostra mucosa e vengono catturate dalle cellule olfattive.

Possiamo sperimentare unione a livello del centro del cuore come "amore universale", o unione a livello del chakra svadisthana come "orgasmo cosmico".

Amore universale, conoscenza divina, orgasmo cosmico sono aspetti della Formazione dell'Uomo universale.

Abbiamo voluto esporre qui questo tema difficile essendo certi che saremo fraintesi, ma poco ci importa.

Il grande maestro Lingam Jangam, faceva indossare ai suoi seguaci un fallo rosso alla cintura per prepararli a questa esperienza sconvolgente e per farli divenire testimoni di una possibilità dell'esistenza più matura e più evoluta.

Oggi chi legge e insegna i tantra non capisce un fallo ma poco ci importa.

La conoscenza è sempre disponibile per chi la desidera. Così è stato, così è e così sara per sempre.


Da "il piccolo gioiello rosso" di Gurbani, pag 37



































Il Fondo dell'Anima di Maister Eckhart






Maestro Eckhart scrive nel suo "il Natale dell'anima":


"In mezzo al silenzio mi fu detta una parola segreta. Dov'è il silenzio e dov'è il luogo in cui questa parola è pronunciata? Come ho già detto: nella parte più pura che l'anima può offrire, nella sua parte più nobile, NEL SUO FONDO", cioè nella sua essenza. Là è il profondo silenzio, poichè là non è mai penetrata nè creatura, nè immagine alcuna; là non arriva all'anima nè azione nè conoscenza; là essa non sa più nulla di immagine alcuna, nè di se stessa, nè di altra creatura."




Il Fondo dell'Anima di Eckhart è il punto di partenza del viaggio spirituale.


Per questo si parla di Natale dell'anima, con il senso di seconda nascita.


In india l'iniziato viene chiamato Dwija overo il due volte nato, e in moltissime forme tradizionali si assume addirittura un nuovo nome ad indicare la rottura con il passato.


Ma quello che per alcuni è un punto di partenza per altri è un ambitissimo punto di arrivo.


Per chi non ha ancora invertito la corrente di attenzione e le facoltà dall'esterno all'interno, questi discorsi sono puramente teorici.


Ogni tentativo di meditare o semplicemente di calmare la mente produrrà solo disagio e fallimento.


Sant Hazur Kirpal Sing diceva che prima di cominciare 'l'elevazione dell'anima si deve avere completato LA FORMAZIONE DELL'UOMO.


Lo stato umano, dell'uomo padrone delle proprie facoltà e sufficientemente libero dagli attaccamenti, deve precedere il viaggio iniziatico.


Dice un gurubani "Chi è schiavo in catene non può andare da nessuna parte, chi non si è mai chiesto chi è non berrà alla fonte della vita"

Differenti tradizioni suggeriscono differenti cammini per arrivare al "Natale dell'anima", ma se cerchiamo i punti in comune essi sono:


- la rinuncia all'attaccamento;
- la compassione verso le altre creature;
- l'amore;
- l'azione disinteressata;
- la fede nella guida spirituale;
- la fede nel Principio spirituale.

E' ovvio che l'amore non può nascere dove c'è l'attaccamento o la fede non può nascere se non c'è un minimo di consapevolezza di sè.


In questo caso si DOVRA' CERCARE DI SVILUPPARE QUESTE QUALITA' .


LO SFORZO IN SE' METTE SULLA GIUSTA STRADA.




mercoledì 2 gennaio 2008

Il Viaggio Iniziatico: Chi è il viaggiatore?


CHI viaggia nello spirito?



La Divina Commedia, l'Odissea, le fatiche di Ercole, Il mito di Kaidara, il libro della scala di Maometto, non sono altro che metafore del viaggio spirituale.
L'unico vero viaggio che può fare l'uomo durante la sua breve e transitoria esistenza sulla terra.

Il viaggio spirituale si chiama iniziatico perchè nessuno può avere accesso ai reami superiori dell'esistenza senza una guida. Quei poveretti che cominciano da soli cadono nelle innumerevoli trappole dei mondi astrali e si perdono il resto del viaggio.

Ma la domanda interessante è CHI FA QUESTO VIAGGIO?

Non è pura speculazione. Pensiamo che avere le idee più chiare su questo argomento possa evitare molti fastidi.

Anche un bambino capisce che il viaggio non viene fatto con il corpo fisico, anche se esistono tecniche per portare con se il proprio corpo.

Alcuni yoghi abbandonano completamente il corpo fisico ritirando da esso il soffio vitale ma ciò, oltre a essere estremamente pericoloso, è inutile ai fini del viaggio.

Il problema principale dell'umanità e l'eccessiva identificazione con il proprio corpo-mente.

Il modo più semplice e sicuro per fare un viaggio spirituale è MOLLARE L'ATTACCAMENTO AL CORPO-MENTE, invertendo l'attenzione verso l'interno.

Quindi, durante il viaggio si resterà collegati al proprio corpo (il quale continuerà a funzionare normalmente ed automaticamente), ma non lo si percepirà perchè avremo RITIRATO L'ATTENZIONE DAI NOSTRI SENSI.

Arriviamo così al punto centrale della nostra riflessione di oggi. Chi fa il viaggio?

Non è il corpo ma non è neanche lo spirito.

Per spirito intendiamo la parte principiale e trascendente della nostra e di tutta l'esistenza.

E questo ovviamente non può andare da nessuna parte.

Stiamo arrivando all'anima....però questo termine abusato e malcompreso viene interpretato diversamente dalle varie religioni, culture, epoche.

Tenteremo una spiegazione che non usi il termine anima.

L'essere umano sa di essere grazie ad una "qualità" chiamata "senso di Sè" o " Io sono".

Questa qualità può essere raffinata con la meditazione, liberandola dai suoi attributi (io sono così e colà). Quello che resta è puro senso di esistere.

Questa qualità entra in contatto con il soffio vitale universale in un punto preciso.

Quel punto preciso è l'origine del mondo.

In quel punto si assembla la percezione e si crea la realtà di ogni giorno.

Questa creazione ininterrotta ci dà l'apparenza della continuità, ma si tratta di un'apparenza che ha fine quando cadiamo nel sonno profondo.

Nel viaggio spirituale quello che si muove è il punto in cui il senso di sè incontra il soffio vitale.

Muovendosi provocherà nel soggetto l'impressione di essersi spostato in altri mondi, ma in realtà il cambiamento è molto più profondo.

Noi siamo quello che siamo solo quando uniamo il senso del sè al soffio vitale in un punto preciso.

Lo abbiamo sempre fatto e lo ripeteremo fino alla morte.

Ma se questa unione avviene in un punto diverso quello che succederà e un cambiamento non solo del mondo oggettivo ma del soggetto stesso.

Dopo un certo numero di cambiamenti si capisce in maniera definitiva che la persona a cui siamo così legati, che conosciamo da tutta la vita (noi stessi) è solo una delle indefinite possibilità di esistenza del nostro VERO SE'.

I cambiamenti possono essere temporanei o definitivi.

Nel primo caso dopo un periodo inprecisato di tempo si torna come prima e si tende a dimenticare l'accaduto. Nel sencondo caso i cambiamenti sono così profondi che il Soggetto si rifiuterà di tornare alla condizione precedente reputandola troppo limitativa.

Noi siamo i padroni di un grande castello e ci siamo costretti a vivere come pezzenti in uno sgabuzzino freddo e buio.
Che stato miserabile, e quali le nostre possibilità!!
















































martedì 1 gennaio 2008

Le chimere quadri dimensionali





I MISTERI DELLA VISIONE BI E QUADRI DIMENSIONALI


Cari amici, pochi di voi si sono mai chiesti se l'essere umano nello stato di coscienza normale possa utilizzare modalità di percezione visiva diverse dalla comune tridimensionale interpretativa.


La risposta è decisamente affermativa.


Due delle possibilità più affascinanti sono quelle bi e quadridensionali.


La prima è molto più naturale della seconda perchè è quella che usa il neonato fino a circa tre mesi di vita. La seconda è solo una possibilità teorica per la maggior parte delle persone.


La visione bidimensionale diretta si chiama così perchè si annulla "volontariamente" la funzione cerebrale che elabora le immagini provenienti dai due occhi per ottenere l'effetto profondità.


Quando si riesce ad osservare una scena "obliterando" la tridimensionalità si è fatto il primo passo, a qui segue molto presto l'annullamento della funzione interpretativa.


Noi interpretiamo quello che vediamo per "riconoscere" gli oggetti.


Quando questa funzione è disattivata si ha una visione bidimenzionale e straordinaria.


La prima volta che succederà vi sembrerà un miracolo e non saprete riconoscere quello che avete di fronte.
Per la prima volta vedrete il mondo e non l'immagine schematica, fredda e senza vita che suggerisce la mente.
L'immagine sembra composta da milioni di punti, ognuno dotato di vita propria e che si muovono in direzione diversa. La luminosità e accresciuta, l'immagine è più contrastata rispetto alla visione "normale".
Per ottenere la visione bidimensionale bisogna assumere una posizione comodissima e fissare un'immagine senza battere le palpebre. Poi bisogna rallentare e fermare i pensieri.
Ai principianti suggerisco di fissare per primo la fronda degli alberi a meno che non siete loro ostili. Non vi intristite troppo quando, tornando alla "realtà", tutto vi sembrerà un pò spento.
La visione quadri-dimensionale al contrario della precedente non è una esperienza "già vissuta".


Si ottiene fissando due oggetti posti a circa 40 cm da noi. Si incrociano gli occhi in modo da sovrapporre l'immagine dell'oggetto A, visto dall'occhio destro con l'oggetto B, visto dall'occhio sinistro.


Siccome i due oggetti che avremo scelto sono molto simili ma non identici, il cervello non avrà difficoltà a sovrapporre le immagini e la mente si farà ingannare credendo che si tratta di un unico oggetto.


Avremo così creato la nostra prima chimera- quadridimensionale.


L'immagine è una chimera, perchè la mente nel sovrapporre le immagini utilizzerà elementi di A e di B in maniera imprevedibile e continuamente cangiante.


L'immagine ottenuta risulta quadri dimensionale, perchè la mente, trovandosi in difficoltà a sovrapporre ed elaborare le immagini, applicherà due volte l'effetto profondità, di fatto aprendo un varco in una ulteriore dimensione.
Ci troveremo così ad osservare una immagine apparentemente più piccola (o più lontana) di quella normale, con un incredibile ricchezza di dettagli e soprattutto, con uno straordinario senso di profondità.
Parliamo di quarta dimensione e non solo di esaltato senso di profondità, perchè la visione non è statica; la visione quadri dimensionale si caratterizza infatti per il suo aspetto un pò onirico;

la chimera prenderà vita offrendo interessanti spunti per ulteriori osservazioni.
Non è nostra intenzione, in questo contesto, entrare nei dettagli tecnico-operativi o nelle implicazioni di queste pratiche. Come tutte le esperienze che implicano modificazioni dello stato di coscienza vanno affrontate con umiltà e amore per la Conoscenza.
Abbiamo inserito ad icona di questo post lo Sri Yantra che costituisce un caso a parte.


La contemplazione dello Sri Yantra apre la visione quadridimensionale senza bisogno di incrociare gli occhi. Basta solo fissarLo con una luce non eccessiva per un tempo sufficiente, senza battere le palpebre. L'attenzione deve essere invertita e ritirata dai sensi.




Potrete trovare informazioni molto dettagliate su questa magnifica immagine al sito:


per chi volesse, vale la pena di provare a realizzarne uno secondo le istruzioni fornite.





Sarà una esperienza molto bella.













































domenica 30 dicembre 2007

La preghiera di Bni Bashish


LA PREGHIERA DI BNI BASHISH

Nel nome di Iddio, il Clemente il Misericordioso

O Dio Nostro riversa ogni benedizione su colui dal quale sono scaturiti i segreti e sono spuntate le luci, nel quale sono confluite le realtà e sono state fatte scendere le scienze di Adamo, cosicché le creature [tutte] sono rimaste impotenti e si sono ritratte le menti davanti a lui, tanto che nessuno di noi lo può cogliere, né predecessore né successore.
I giardini del "malakût" sono adorni del fiore della sua bellezza e i bacini del "Jabarût" traboccano dallo straripamento delle sue luci. E non [esiste] cosa senza di lui o che non sia con lui collegata, poiché se non ci fosse il Mediatore scomparirebbe ——come è stato detto—— ciò che è mediato.
Estendi una benedizione [speciale] da parte Tua verso di lui come a lui spetta [nella sua dignità].
O Dio Nostro invero egli è il Tuo segreto totale che appare su di Te e il velo più immenso eretto davanti a Te.
O Dio Nostro congiungimi con la sua discendenza e certificami con il suo conto, insegnami una conoscenza diretta proprio di lui per mezzo della quale mi metta in salvo dagli abbeveratoi dell'ignoranza e [invece] mi disseti agli abbeveratoi della virtù, conducimi sulla sua via alla Tua presenza in un modo tale che sia [sempre] circondato dal Tuo sostegno.
Colpisci attraverso me l'esteriorità (vanità) affinché io la dissolva.
Immergimi nei mari dell'Unità, tirami fuori dalle paludi dell'Unicità ma annegami nella sorgente [pura] dell'Unitarietà, fino a che io non veda, non ascolti, non sia cosciente e non senta se non tramite essa! E fai del velo più immenso la vita del mio spirito, del suo spirito il segreto della mia realtà, della sua realtà la totalità per me dei mondi [creati], mediante la realizzazione del Vero principiale (il Primo).
O Primo, o Ultimo, o Esteriore, o Interiore: ascolta la mia supplica nello stesso modo in cui hai ascoltato la supplica del Tuo adoratore Zaccaria.
Rendimi vittorioso Tuo tramite verso di Te, aiutami Tuo tramite verso di Te, metti l'unione fra me e Te, scioglimi da me e da ciò che è altro da Te: Allâh, Allâh, Allâh!
Invero Colui che ti ha imposto il Qorano [come Legge] certo [anche] manterrà per te la promessa [finale]. (28,85)
Signore Nostro accordaci misericordia da parte Tua e disponi per noi rettamente riguardo a [ogni] nostra decisione. (18.10)
Gloria al Tuo Signore, il Signore dell'eminenza al di sopra di ciò che [Gli] attribuiscono; che la pace sia sugli inviati e sia lode a Iddio Signore di [tutti] i mondi. (37,179-82)

L'angolo della poesia, Mira bai



Mira Bai (1498-1565) è la più nota poetessa-santa indiana, meravigliosa figura di donna che ha realizzato la conoscenza dello spirito attraverso una un amore sconfinato per il suo Signore.
Anche se legata da un profondo amore per il marito e dal senso del dovere verso i suoi sudditi (era la principessa della regione del Rajput), veniva portata via del rapimento estatico al solo sentir nominare il nome del Signore.
Proponiamo uno dei suoi bajans .


Piove nel mese di Savan.
Io, come la pioggia, vengo giù.
In Savan il mio cuore comincia a struggersi.
Sento cantare il Nome del mio Signore Hari,
le nuvole rombando mi raggiungono da ogni direzione..
Lampi! e poi... pioggia.
Piccole gocce scendono giù dalle nuvole
e io apprezzo la fresca brezza.
O signore di Mira, oceano di grazia,
la stagione delle nuvole è fatta per cantare di gioia.


Suggeriamo anche un sito molto bello su Meera Bai
http://www.cs.colostate.edu/~malaiya/mira.html
vi consigliamo anche di ascoltare i suoi bajans

Il Versetto del Trono






Il Versetto del Trono, ovvero l'Ayat al Kursi è uno dei più belli e amati del Corano e chiude la seconda Sura.

Lo proponiamo qui perchè nell'ottica del viaggio iniziatico può farci comprendere gli stati sovraumani rappresentati dal Piedistallo e dal Trono.
Innanzitutto partiamo da una traduzione letterale che potrebbe suonare così:


"Allah! Non c'è altro dio che Lui, il Vivente, l'Assoluto.
Non Lo prendon mai torpore né sonno.
A Lui appartiene tutto quello che è nei cieli e sulla terra.
Chi può intercedere presso di Lui senza il Suo permesso?
Egli conosce quello che è davanti a loro e quello che è dietro di loro e, della Sua scienza, essi apprendono solo ciò che Egli vuole.
Il Suo Trono è più vasto dei cieli e della terra, e custodirli non Gli costa sforzo alcuno.
Egli è l'Altissimo, l'Immenso."
( Corano II : 255 )

Per comprendere meglio riportiamo anche un hadith:
'Abd al-Rahman b. Yazid riporta : Incontrai Abu Mas'ud vicino la Casa (Ka'ba) e gli dissi : un hadith mi è stato tramandato sulla tua autorità , circa i due (versi finali) di Surat-al-Baqara. Egli disse : "Si. Il Messaggero di Allah (Sallallahu alei wa sallam) disse (infatti) : "Chiunque reciti i due versi alla fine della Surat-al-Baqara nella notte , essi saranno sufficienti per lui.". " (Muslim :: Libro 4 : Hadith 1761)

E' evidente che i riferimenti alla notte sono tanti ed in particolare alla seconda parte della notte che precede il fagir (le prime luci dell'alba).

In quest'ora chi ha trasceso gli stati individuali si trova in uno stato in cui Shaitan (Satana) non può più raggiungerlo. Infatti ad esso sono intercessi i piani spirituali.

Nè sonno nè torpore lo colgono, infatti questi stati riguardano il corpo fisico che ormai è stato lasciato indietro con i suoi bisogni. Quando la coscenza entra nei reami dello spirito si accorge che i confini travalicano i cieli e la terra e non c'è sforzo da parte di Dio nel sostenere la creazione.

Lo sforzo riguarda l'uomo ed è legato al raggiungimento di un risultato.

Ma quando non c'e più un individuo chi può compiere uno sforzo?

Chi può essere interessato ad ottenere un qualsiasi risultato?

Il confine dei piani causali e sopracausali è il limite oltre il quale la coscienza si libera da ogni Desiderio, paura, speranza, timore.

Così come vengono superati i limiti di spazio e tempo, caratteristici (citando R.Guenon) di alcuni aspetti della modalità umana dell'esistenza.

"Egli conosce quello che è davanti a loro e quello che è dietro di loro" perchè non è vincolato dallo spazio-tempo. Già più in basso nello stato beato delle regioni causali, il viaggiatore aveva avuto modo di entrare in contatto con i semi di tutte le cose visibili ed invisibili. Adesso anche quei semi sono scomparsi e quello che rimane è il mirabolante Trono di Allah.

L'accesso ai reami dello spirito è vincolato al Suo permesso, ed è legato ad un preciso atto di Grazia. Questo viene specificato molto chiaramente nel versetto per ribadire che la conoscenza sacra è una storia d'amore tra Allah e i suoi Amati.

Il Profeta, la pace scenda su di Lui e sui suoi compagni, ha detto la Verità.
E' possibile ascoltare la recitazione del versetto del trono anche su questo sito:


Il video presenta anche una traduzione in francese e belle immagini di calligrafia araba.










sabato 29 dicembre 2007

Mula mantra del Jap Ji


Il Mula mantra costituisce il seme del Jap ji che è a sua volta il concentrato del Guru Granth Sahib (libro sacro dei Sikh). In poche sillabe viene condensato il significato di oltre 1400 pagine.
Il suono di queste sillabe risuona in ogni angolo del cosmo.
Mula stà per radice, e la prima sillaba del mantra si reiferisce proprio alla radice assoluta di ogni esistenza formale o informale. Ek si riferisce al Para-Brahman, da cui origina il Verbo Om, sillaba primordiale.


Mula Mantra (traduzione letterale)

PUNJABI ITALIANO
Ek Onkar C’è un solo Dio
Satnaam Verità è il suo Nome
Kartapurkh E’ il creatore il protettore
Nirbhau Impavido
Nirwair Senza nemici
Akalmurth L’immortale il Primo
Aajuni Senza incarnazioni
Sebhagh Auto perpetuante
Gurparsad Grazia del Guru
! Jap ! Recita il Suo nome
Aad such Vero dall’inizio dei tempi
Jugad such Vero attraverso i tempi
Haibee such Vero adesso
Nanak hosi bee such E Nanak, dici che ciò sarà vero in futuro e in eterno

Mula Mantra (traduzione per significato)

C’è una sola Realtà manifesta- immanifesta;
Eterna, Essa è la Parola (Naam);
il Creatore omni pervadente;
senza paura, senza controparte;
fuori dal tempo, mai nato e auto sussistente;
Completo in Se
Per mezzo del favore del Suo vero Servo il Maestro,
Essa può essere realizzata.
Essa c’era prima di tutte le cose
Prima dell’inizio di tutte le ere
Esiste ora, o Nanak
Ed esisterà per sempre.

Jap Ji

Il Jap Ji di Guru Nanak è un inno in 38 strofe preceduto da una mantra e seguito da una strofa conclusiva. Viene recitato giornalmente da quasi 10 milioni di sikh nel mondo e costituisce una vergenza dell'umana possibilità. La sua bellezza è inesprimibile anche se viene in parte perduta nelle traduzioni. Quì di seguito proponiamo una traduzione in italiano divisa in 3 parti:
a) il mula mantra
b) Strofe 1- 21
c) strofe 22 - conclusiva
Nella sezione link suggeriamo anche una traduzione in inglese con un prezioso commento da parte della scuola di Sant Kirpal Singh e Ajaib Singh

Stanza 1)

Non si può comprenderlo con la ragione, nemmeno se si ragionasse per epoche: non si piò conseguire la pace interiore col silenzio esteriore , nemmeno se si rimanesse assisi e muti per epoche;
non si può comperare la pienezza con tutte le ricchezze del mondo né raggiungerla con l’ingegno.come si può riconoscere la Verità e aprirsi un varco attraverso le nubi della falsità?C’è una via, O Nanak. Fare nostra la Sua volotà', la Sua volontà che è già elaborata nella nostra esistenza.

Stanza 2)
Tutte le cose sono manifestazioni del Sua volontà, ma la sua volontà è al di la di ogni descrizione.Per mezzo della Sua volontà la materia diventa vivente;Per Sua volontà si ottiene la grandezza;Per sua volontà alcuni nascono più in alto o più in basso.Per sua volontà sono ordinate tutte le gioie e i dolori degli uomini.
Per sua volontà (i pii) si ottiene la salvezza;Per sua volontà (gli empi) vagano nell’interminabile trasmigrazione.Tutto esiste per Sua volontà;
e nulla vi è escluso.Chi è sintonizzato con la Sua volontà, o Nanak è completamente liberato dall’ego.

Stanza 3)
Alcuni cantano la Sua grandezza in relazione alla capacità e al potere loro concessi;Alcuni cantano i Suoi doni scambiandoli per i suoi segni;Alcuni lLo cantano come incomprensibile;Alcuni cantano di Lui come quello che trasforma la polvere in vita, e la vita di nuovo in polvere;
creatore e distruttore, che dona la vita e che la toglie.alcuni Lo cantano come, al tempo stesso, il più vicino e il più inaccessibile.Lui rimane oltre ogni descrizione.Tantissimi hanno cercato di descriverLo ma rimane oltre ogni descrizione.
Chi riceve i Suoi doni può stancarsi ma non la Sua generosità;
Ere dopo ere, l’uomo si e sostentato di essa.
La Sua volontà dirige il mondo;
e tuttavia o Nanak Egli dimora oltre ogni sollecitudine e non se ne cura.

Stanza 4)
Vero e il Signore , vero il Sua santa Parola;Il Suo amore è stato descritto come senza fine;
L’uomo lo prega per ottenere doni che concete instancabilmente;
dal momento che tutto Gli appartiene,che cosa potremmo offrire ai Suoi piedi?Cosa potremmo dire per guadagnarci il Suo amore?Nell’ora dell’ambrosia del primo mattino,sii in comunione con la Divina Parolae medita sulla sua Gloria.La nostra nascita è strutto delle nostre azioni;ma la salvezza giunge solo per Sua grazia.O Nanak, conosci il Vero Uno come immanente in tutto.

Stanza 5)
Egli non può essere instaurato ne creato
L’Uno senza forma è infinito, completo in se stesso.Coloro che lo venerano sono onorati;Nanak, canta incessantemente della fonte di ogni virtù,Cantiamo di Lui e manteniamo la comunione con la Parola, con i cuori pieni di amorevole devozione;perché allora tutti i nostri dolori scompariranno e saremo ricondotti gioiosamente verso casa.Iil Mestro è la canzone eterna della Parola personificata;Lui è i Veda, le scritture;
Lui è saturo del Divino.Lui è Shiva, Lui è Vishnu e Lui è Brahma;
e anche le loro consorti Parvati, lakshmi e Saraswati.
La grandezza del Maestro anche quando è conosciuta, non può essere narrata con mortale eloquenza.
Il mio Maestro mi ha insegnato una cosa;
Lui è il Signore di tutto. Non potrò mai dimenticarLo.

Stanza 6)
Se solo potessi compiacerLo varrebbe come un pellegrinaggio;Altrimenti niente avrebbe un senso, ne i riti ne fatiche;In qualsiasi modo io guardi trovo che in questa creazione, nessuno ha ottenuto la salvezza senza la Sua grazia, a prescindere dal suo karma.Tu poi scoprire indicibili ricchezze spirituali dentro di te,se solo dimori negli insegnamenti del tuo Maestro.Il mio maestro mi ha insegnato una lezione;Lui è il Signore di tutto. Possa io non dimenticarLo mai.


Stanza 7)

Se uno potesse prolungare la sua vita alle quattro epoche, anzi renderla dieci volte più lunga;
se conoscesse i nove piani della creazione;e ciascuno dei suoi abitanti lo tenesse in grande rispetto;se ogni creatura lo esaltasse fino al cielo:
Tutto ciò e altro ancora non avrebbe alcun valore se l’occhio di Dio non guardasse benevolmente a lui;
senza il suo favore questi sarebbe considerato il verme più spregevole fra i vermi;e i peccatori lo caricherebbero di peccati.O Nanak, Lui dispensa virtù a coloro i quali non ne anno e ne aggiunge al magazzino fdei virtuosi.
Non c’è nulla che possa donare qualcosa a Lui.

Stanza 8)

In comunione con la Parola si può conseguire lo stato di superuomo(Siddha),di guida spirituale (pir),di un Dio(sura), o di santo (nath);In comunione con la Parola si possono comprendere i misteri del mondo, del toro (Dhaul)che la sostiene) e dei cieli;
In comunione con la Parola vengono rivelati (i misteri) delle regioni terrene, degli altopiani celesti e dell’altro mondo.In comunione con la Parola possiamo passare incolumi attraverso i portali della morte;
O Nnanak, i Suoi devoti vivono in perpetua estasi perché la Parola lava via ogni peccato e dolore.
Stanza 9)

In comunione con la Parola si possono conseguire i poteri di Shiva, Brama e Indra;
In comunione con la Parola si può ottenere la stima di tutti, a prescindere dal proprio passato;
In comunione con la Parola, si può avere la visione interiore degli yoghi, e rivelati tutti i misteri della vita e del Sé;In comunione con la Parola si può realizzare la vera importanza degli Sastras, delle Smriti e dei Veda (l’insieme delle scritture sacre);O Nanak, i Suoi devoti vivono in estasi perpetua, perché la Parola lava via ogni peccato e sofferenza.
Stanza 10)

In comunione con la parola si diventa la dimora della Verità della pienezza e della vera conoscenza;
In comunione con la Parola si ottiene il frutto delle abluzioni nei 68 luoghi sacri di pellegrinaggio;
In comunione con la Parola si ottengono gli onori dei sapienti;
In comunione con la Parola si ottiene lo stato di Sahaj (naturale, oltre l’illusione);
O Nanak, i suoi devoti vivono in perpetua estasi, perché la Parola lava via ogni peccato e sofferenza.

STANZA 11)In comunione con la Parola si diventa la dimora di ogni virtù;In comunione con la Parola si diventa uno Sheikh, un Pir (guida spirituale nell’islam) e del vero re dello spirito;
In comunione con la Parola quelli che sono ciechi nello spirito trovano la via della realizzazione
In comunione con la Parola, si passa al di la dello sconfinato e illusorio oceano materiale.
O Nanak, i suoi devoti vivono in perpetua estasi, perché la Parola lava via ogni peccato e sofferenza.
STANZA 12)Nessuno può descrivere la condizione di colui che ha fatto sua la volontà di Dio;
Chiunque ci provi si rende conto della propria follia.Nessuna scorta di carta, penne e di scrivani potrà mai descrivere lo stato di costui.O, grande è il potere della Parola ma pochi quelli che lo conoscono.STANZA 13)Con la pratica della Parola, ci si eleva alla coscienza universale si sviluppa la retta comprensione;Con la pratica della Parola, si sviluppa la chiaroveggenza e la visione profonda dell’intera creazione
Con la pratica della Parola, ci si libera da dolore e sofferenza;Con la pratica della Parola non si andrà da Yama (signore della morte) dopo il trapasso.O, grande è il potere della Parola ma pochi quelli che lo conoscono.STANZA 14)Con la pratica della Parola, si va veloci e senza impedimenti verso i piani spirituali superiori;
Con la pratica della Parola, si ha accesso al piano spirituale apertamente e con onore;Con la pratica della Parola, si sfuggono i tranelli di Yama, il re della morte;Con la praticadella Parola si entra a stretto contatto con la Verità
O, grande è il potere della Parola ma pochi quelli che lo conoscono.STANZA 15)Con la pratica della Parola, alla fine si ottiene la salvezza;Con la pratica della Parola, si conducono anche i propri amici e parenti verso la libertà;
Con la pratica della Parola, non solo si salva se stessi ma diventando adepti si guida alla salvezza molti altri
Con la pratica della Parola,ci si libera dai desideri e si sfugge dalla ruota della trasmigrazione.
O, grande è il potere della Parola ma pochi quelli che lo conoscono.
Stanza 16)

Il Santo (Parola personificato) viene accettato alla Sua corte ed è al suo interno il capo eletto.
Il Santo adorna l’uscio di Dio ed è onorato persino dai re;
Il Santo vive di e medita sull’unico Parola.
Chiunque discute ed parla della miseria della Sua creazione, realizza che il lavoro del Creatore è oltre la comprensione.
Dharm o la Parola nato dalla Sua grazia è il toro proverbiale che stà armoniosamente sostenendo la creazione.
Chi realizza questo davvero conosce la Verità.
Non è altri che la Parola che trasporta e distrugge il peso dell’intera creazione;
Perché questa terra fu sollevata da un toro che a sua volta doveva essere supportato da qualche altro pianeta e quello da un altro all’infinito:
Che carico tremendo!
Quale altro potere poteva sostenerlo
Nessuno se non la Parola.
Non c’è fine alla creazione;
Ci sono innumerevoli forme di vita con vari nomi, forme e colori.
Scritte nel mondo delle forme dalla instancabile (sempre fluente) penna del Creatore
Chi può misurare la Sua creazione , e se qualcuno può, quanto sarebbe il conto?
Quanto grande è il Suo potere e quanto bello il Suo manufatto?
Chi può contare o misurare la Sua dolce bontà?
Con una sola Parola questa vasta creazione è germogliata all’esistenza;
e migliaia di ruscelli di vita hanno portato l’esistenza;
Che potere ho io per concepire la Tua meravigliosa natura?
Troppo povero sono io per offrire la mia vita a Te;
Ciò che piace a Te è buono.
Tu sei per sempre, Oh Uno Senza Forma.

Stanza 17)

Innumerevoli sono quelli che sono immersi nel ricordo di Te e innumerevoli quelli che Ti amano;
Innumerevoli sono quelli che ti venerano e innumerevoli quelli che Ti cercano con austerità e penitenze;
Innumerevoli sono quelli che recitano a Te preghiere, dai libri sacri;
e innumerevoli quelli che, assorbiti nello yoga, stanno indifferenti nei riguardi del mondo.
Innumerevoli i Tuii devoti che contemplano i Tuoi attributi e la Tua saggezza;
e innumerevoli quelli che praticano la sincerità e la carità;
innumerevoli sono gli eroi che fisicamente affrontano la lama dell’avversario;
e innumerevoli quelli che hanno fatto voto di silenzio, meditando su di Te con amore incessante.
Che potere ho io per comprendere la Tua meravigliosa natura?
Troppo povero sono io per offrire la mi vita a Te.
Ciò che piace a Te è buono.
Tu sei per sempre, Oh Uno Senza Forma.

STANZA 18)
Innumerevoli sono i folli completamente ciechi e nell’ ignoranza;
innumerevoli i ladri e i truffatori che traggono profitto da guadagni illeciti;
innumerevoli coloro che esercitano la tirannia e l’oppressione;
e innumerevoli i tagliagola che vivono di crimini nefandi
e innumerevoli coloro i quali trovano piacere in peccati vergognosi
e innumerevoli i mentitori che praticano la frode e la falsità
innumerevoli gli empi che vivono di cibi malsani
e innumerevoli i diffamatori che ingrossano il loro fardello criticando gli altri;
Troppi da descrivere per l’umile Nanak
Che capacità ho io di cogliere la tua meravigliosa natura
Troppo povero sono io per offrire la mia vita a Te;
Ciò che piace a Te è buono.
Tu sei per sempre, Oh Uno Senza Forma.
STANZA 19)Innumerevoli i Tuoi nomi e innumerevoli i Tuoi luoghi
Onavvivinabli e inaccessibili sono i tuoi altipiani celesti
Persino con la parola innumerevoli non riusciamo a descriverTi.
Con parole ti rappresentiamo e con parole di preghiamo
Con parole acquisiamo la conoscenza divina e con parole si cantano i Tuoi inni e attributi
Sono le parole che impieghiamo nel parlare e nello scrivere
Con esse è ordinato il nostro destino
Ma colui che ordina è el di sopra di tale scritto
Come Tu ordini così noi riceviamo
Tu sei immanente in tutto;
E non esiste posto dove non è presente la Tua parola
Che capacità ho io di cogliere la tua meravigliosa natura
Troppo povero sono io per offrire la mia vita a Te;
Ciò che piace a Te è buono.
Tu sei per sempre, Oh Uno Senza Forma.
STANZA 20)Quando le mani e i piedi sono sporchi si puliscono con l’acqua;
quando i vestiti si sporcano e si macchiano si lavano con il sapone
Quando la mente è contaminata dal peccato può essere purificata solo attraverso la comunione con la Parola
Gli uomini non diventano santi o peccatori meramente a parole
Ma portano con se le loro azioni ovunque vadano
Come si semina così si raccoglie.
O Nanak, gli uomini vanno e vengono attraverso la ruota delle nascite e delle morti come ordinato dalla Sua volontà.


Stanza 21)

Pellegrinaggi, austerità, misericordia, carità ed elemosina cessano di avere importanza quando si accede al Til (all’occhio interiore o Ajna chakra),
La comunione e la pratica della Santa Parola con il cuore pieno di devozione
Da accesso a regni spirituali interiori, lavando via la polvere dei peccati alla Sacra Fonte interiore
Tutte le virtù sono Tue o Signore. Io non ne possiedo alcuna.
Non ci può essere adorazione senza la pratica della Santa Parola.
Da Te è emanato il Bani (sinonimo di parola sacra) che è il sentiero verso la salvezza.
Tu sei in verità incantevolmente dolce e la mia mente brama Te.
In quale occasione, in quale epoca, in quale settimana, in quale giorno,
in quale stagione, a che ora, Tu venisti ad essere, quale fu l’inizio dell’esistenza?
I pandit non poterono scoprirlo, altrimenti l’avrebbero registrato nei purana.
Né i Qazi (sinonimo di Imam) poterono stabilirlo altrimenti sarebbe nel Corano.
Né gli Yoghi o alcun altro poterono profetizzarlo.
Il Creatore solo conosce l’ora in cui Egli iniziò a manifestarsi.
Come posso io rivolgermi a Te o VenerarTi, Oh Signore?
Come posso io descriverti o conoscerTi? O Nanak, tutti parlano di Te, ciascuno più sapientemente degli altri.
Grande sei Tu e ancora più grande è la Tua Santa Parola,
ciò che essa vuole, accade
La Tua grandezza è nota solo a TeE quelli, o Nanak, che pretendono di sapere tantissimo non avranno alcun onore nella vita che verrà.